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I capolavori da non perdere agli Uffizi

Caratteristiche:

  • Tempo occorrente: un’ora e mezza.

Le Sale

N.B. da giugno 2014 fino a primavera 2015: le sale 2-7 sono chiusi per lavori di ammornamento alle sale. Alcune delle opere sono temporaneamente esposte nelle sale 43-45.

Sala 2 – Pittura del Due e Trecento. Qui sono esposte le tre Maestà di Cimabue, Duccio di Buoninsegna e Giotto. Il titolo Maestà viene attribuito alla rappresentazione della Madonna con il Bambino seduta in trono e circondata da Angeli e Santi. La tecnica è la tempera su tavola con fondo a foglia d’oro. Confrontando le tre opere si riesce a cogliere il cambiamento di stile che si verifica in Italia alla fine del Duecento. Infatti, mentre nei secoli XI-XIII la scultura e l’architettura avevano già trovato un linguaggio originale nell’Europa occidentale con lo stile romanico e gotico, la pittura era rimasta ancora molto dipendente dallo stile greco bizantino, come si può vedere nella Maestà di Cimabue, del 1280/90. Una rappresentazione più naturalistica dello stesso tema si nota nell’opera di Duccio, dipinta nel 1285, ma è con Giotto che inizia la nuova pittura. Questi, al pari del suo contemporaneo Dante Alighieri, non parla più greco o latino ma italiano, le sue figure sono collocate in uno spazio tridimensionale, acquistano concretezza corporea e sanno rivelare i loro sentimenti attraverso le espressioni del viso e la gestualità. Si noti ad esempio, in questa Maestà del 1310, la figura della Madonna, della quale per la prima volta si vede il corpo sotto le vesti.

Sala 5-6 – Gotico internazionale. Fra le tante belle opere spicca per la sua raffinatezza l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, firmata e datata 1423.
Può essere presa ad esempio del passaggio dal gotico cortese al Rinascimento: conserva il carattere del Gotico nella rappresentazione dei costumi sontuosi e nella ricchezza della cornice e dello sfondo dorato, si accosta al Rinascimento per la struttura compositiva e la narrazione della storia. Infatti qui non abbiamo più la suddivisione delle figure nei diversi pannelli come nei trittici o polittici ma nella stessa scena c’è la rappresentazione dell’intera storia, che inizia in alto con i tre Re Magi che vedono la stella cometa e che poi la seguono viaggiando attraverso Gerusalemme fino a Betlemme. Nelle scenette della predella, inoltre, il pittore abbandona il fondo dorato e adotta la rappresentazione del cielo atmosferico, che insieme alla prospettiva è uno dei nuovi elementi della pittura rinascimentale.

Sala 7 – Nelle opere di questa sala, dedicata al primo Rinascimento, sono presenti tutti gli elementi che caratterizzano l’arte nuova: la rappresentazione dello spazio tridimensionale ottenuta con la prospettiva, come si vede nella grande tavola della Battaglia di San Romano (1438/40) di Paolo Uccello, lo studio della luce naturale, che crea un bellissimo effetto nella Pala di Santa Lucia dei Magnoli (1440 circa) di Domenico Veneziano, la centralità dell’uomo e lo studio dell’anatomia che vengono espressi i maniera potente nella Madonna col Bambino e Sant’Anna di Masaccio e Masolino (1425 circa). La riscoperta delle opere dei filosofi e degli scrittori antichi, che già nel Trecento aveva dato origine agli studi umanistici di Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, si accompagna nel Quattrocento a Firenze al rinnovamento dell’arte attraverso lo studio dell’antico, di cui sono primi protagonisti Filippo Brunelleschi, Donatello, Masaccio, Lorenzo Ghiberti e Luca della Robbia.

Sala 8 – La celebre Madonna col Bambino e due angeli (1465) di Filippo Lippi, ora conservata in questa sala ma probabilmente proveniente da Palazzo Medici, rappresenta l’esempio più famoso della rappresentazione di questo tema nella tradizione del Quattrocento fiorentino. Le Madonne di Filippo Lippi, pittore molto ammirato da Cosimo il Vecchio e Piero de’ Medici, sono caratterizzate da una straordinaria grazia e dall’espressione vivace e domestica degli affetti.

I Duchi di Urbino di Piero della Francesca (1465-1472) sono invece un capolavoro nel genere del ritratto, che ebbe grande importanza nel Rinascimento. Federico da Montefeltro e Battista Sforza sono raffigurati di profilo, come nelle medaglie antiche che rappresentavano le effigi dei Cesari, ma i volti non sono idealizzati e attraverso i tratti caratteristici e veri della loro fisionomia appaiono le personalità di questi due sposi: la duchessa intellettuale e raffinata con la sua ampia fronte, il duca imperioso e machiavellico, dal grande, famoso, naso che ne esprime tutta l’autorità. I due ritratti hanno come sfondo un bellissimo paesaggio rappresentato come in una veduta panoramica, dove il cielo sfuma nella terra lungo la linea dell’orizzonte. Questi elementi sono stati fondamentali per lo sviluppo della pittura nel Quattrocento ed in particolare per Leonardo da Vinci e Raffaello.

Sala 10-14 – In questa sala sono raccolti i capolavori che rendono famosi gli Uffizi in tutto il mondo: La Nascita di Venere e La Primavera di Sandro Botticelli, espressione più alta della cultura umanistica fiorentina ispirata al Rinascimento pagano. Vennero eseguiti per la famiglia dei Medici che sapeva apprezzare la bellezza dell’antico anche nelle opere moderne e che realizzò una meravigliosa unione fra denaro e bellezza.

Sala 15Leonardo da Vinci è il protagonista di questa sala, dove si ammirano due sue opere giovanili: il Battesimo di Cristo e l’ Annunciazione. Il primo è famoso perché costituisce il primo esempio di pittura del geniale artista. Infatti la maggior parte dell’opera venne dipinta da Andrea del Verrocchio, presso il quale Leonardo era apprendista, e solo l’angelo raffigurato di spalle e di cui si vede il profilo è di Leonardo, che lo seppe rappresentare con una morbidezza e una grazia del tutto diverse dalle altre figure, un poco rigide, del maestro. L’Annunciazione (1472 circa) è invece tutta di Leonardo, allora ventenne, che qui dà un saggio del suo famoso “sfumato” nel paesaggio retrostante.

Sala 35 – E’ la sala dedicata al Tondo Doni di Michelangelo, l’unico dipinto a tempera su tavola di sicura attribuzione che si conserva del grande artista. Il soggetto è la Sacra Famiglia e venne commissionata da Agnolo Doni e Maddalena Strozzi nel 1506. L’opera si colloca dunque tra l’esecuzione della statua del David (terminata nel 1504) e gli affreschi della Cappella Sistina, iniziati da Michelangelo a Roma nel maggio del 1508. La cornice è originale e venne intagliata nella bottega dei Del Tasso su disegno di Michelangelo stesso.

Per completare la triade dei più importanti pittori italiani del Cinquecento bisogna scendere al primo piano.

Sala 66 – E’ dedicata alle opere di Raffaello da Urbino, di cui le collezioni fiorentine degli Uffizi e di Palazzo Pitti conservano il maggior numero di quadri al mondo: ben 20. A Firenze Raffaello eseguì, negli stessi anni in cui Michelangelo dipingeva il Tondo Doni, la Madonna del cardellino, sottoposta recentemente ad un difficile restauro durato 10 anni. L’opera era infatti andata in pezzi sotto le macerie della casa di Lorenzo Nasi nel 1547 e nel corso dei secoli aveva subìto restauri così pesanti che non permettevano più di ammirarne la poetica bellezza, che oggi ha riacquistato. Si tratta di un’opera giovanile che risente ancora dell’alunnato sotto il Perugino ma che mostra anche l’influenza delle opere di Leonardo da Vinci, il maestro che Raffaello era venuto a studiare nel suo soggiorno a Firenze dal 1504 al 1508.

Al successivo periodo romano, ed esattamente al 1518, risale il Ritratto del papa Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, dove ormai lo stile del Sanzio ha acquisito quella grandezza e quella perfezione che hanno fatto di lui il maestro di tutti i pittori della corrente “classica” fino al XIX secolo.

Sala 83 – Qui una nuova raffigurazione della dea dell’amore si offre all’ammirazione dei visitatori: è la Venere di Urbino di Tiziano, il maggiore rappresentante della scuola veneta del Cinquecento. L’elemento più importante per Tiziano non era il disegno, considerato di solito la base di ogni espressione artistica, bensì il colore, come sarà, 300 anni dopo, per gli Impressionisti. La Venere di Tiziano è fatta di carne e non assomiglia per nulla a quella del Botticelli, che invece ci appare come una statua greca, divina e immortale.

Sala 90 – L’itinerario si conclude in questa sala dedicata al Caravaggio, il genio “maledetto” che all’inizio del Seicento rinnovò profondamente la pittura non solo in Italia ma anche in Europa. Gli elementi che caratterizzano lo stile caravaggesco sono il realismo con cui vengono descritti i particolari e il contrasto fra la luce e la tenebra. Quest’ultimo non è soltanto un effetto di grande suggestione ma presenta anche un significato simbolico: la luce è la grazia, la tenebra è il peccato e la disperazione. Questo era il riflesso delle vicende biografiche del pittore, che al genio nell’arte unì la sregolatezza nella vita. Nelle opere conservate agli Uffizi questo aspetto non è ancora molto sviluppato poiché sono dipinti giovanili, ma non si può fare a meno di ammirare il terribile sguardo della Medusa che risalta come viva dallo sfondo scuro dello scudo, o il crudo realismo della mano di Abramo che sta per uccidere il figlio nel Sacrificio di Isacco, o la perfetta resa dei particolari nel Bacco lascivo.